Introduzione

Settembre 10, 2024

di Marina Morgutti

Presidente di Fondazione Trapianti Onlus

A quasi sessant’anni dal 3 dicembre 1967, quando il primo trapianto di cuore portò l’argomento «trapianti d’organo» dalla letteratura scientifica alle prime pagine dei rotocalchi, ancora oggi il successo di un intervento di trapianto ottiene spesso grande visibilità sui media. I «frontmen» di questi interventi, particolari per complessità e originalità della tecnica chirurgica o per le condizioni cliniche del paziente, sono in genere eccellenti chirurghi trapiantologi che, non dimentichiamolo, sono circondati e supportati da tanti altri specialisti: rianimatori per l’identificazione, il recupero e il trattamento del donatore, anestesisti per l’intervento, medici delle varie specialità per le diverse altre patologie eventualmente presenti, risorse infermieristiche formate e dedicate per le necessità di tutto il percorso terapeutico, psicologi e riabilitatori per il prosieguo delle cure. Al centro delle attività di queste numerose e variegate équipe possiamo talvolta intravedere sui giornali, magari in secondo piano, la figura del paziente, ancora sofferente, o più sollevato e convalescente alla dimissione dall’ospedale.

Questo è tuttavia solo un fotogramma di una storia assai più lunga. Ogni paziente ha già, al momento del trapianto, un vissuto di malattia grave e terminale, a volte di lunga durata, altre volte travolgente, fulminante; una storia di tentativi terapeutici inefficaci o insufficienti; una storia di sofferenza diffusa anche ai propri cari, di decisioni difficili, di progettualità familiare e personale interrotta.

Scopo di questo libro è mettere in luce quello che viene dopo: dopo la malattia, dopo la rabbia e la disperazione, dopo la paura, il dolore, la stanchezza e i momenti di scoramento, dopo, dopo, dopo…

Dopo il trapianto, come possiamo leggere in queste storie, ci sono tante cose: studi iniziati o ripresi, amori, figli, lavoro, sport, vita normale che ricomincia, o addirittura imprese definibili eroiche per il contesto nel quale si realizzano. Tutto sommato, quello che avviene a tutti noi, no? È la vita, no? Ecco, è la vita. Al centro del trapianto c’è proprio la vita, che viene ripresa e riconquistata, in tutta la sua complessità, le sue contraddizioni, le sue difficoltà (ancora!), e, finalmente, tenuta stretta e assaporata. Non dimentichiamo che è anche la vita di chi resta, dopo la morte della persona più cara, con un vuoto perenne, forse però parzialmente alleviato dalla gratitudine della persona che da quella morte ha ricevuto il bene più prezioso.

Ognuna di queste storie è, nello stesso tempo, uguale a tutte le altre e unica. Ognuna di queste storie è vita. L’impegno di tutti noi è che queste storie di vita siano sempre più numerose e che, dalla loro eccezionalità, diventino una normalità.

Grazie e buona lettura.

Fondazione Trapianti Onlus

info@fondazionetrapiantionlus.org

 
 

Via Falcone, 5  – 20123 Milano – Tel. 333  676 2667

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