DOMENICO GALLO

Luglio 21, 2026

In viaggio con la mia “CLARiA”

Chi l’ha detto che un dializzato non può fare il giro d’Italia in moto?

Questa domanda me la sono posta mentre mi trovavo in vacanza con i miei amici a Fuerteventura. È nata così la mia sfida alla dialisi, trattamento a cui sono costretto dall’età di 27 anni.

Il mio primo trapianto di rene è avvenuto nel 2005, grazie a un rene donato da mio padre. Purtroppo è durato poco e così, nel 2018, ho dovuto ricominciare la dialisi.

La facevo ogni notte a casa grazie a una macchina, la Homechoice Claria della Baxter, a cui ho dato il semplice nome di “CLARiA”: una compagna che mi seguiva ovunque.

È nata così, nel 2019, l’idea di metterla in una valigia-bauletto da moto e portarla con me in un viaggio attraverso l’Italia.

Ho pianificato con cura ogni dettaglio, con la collaborazione della struttura di Emodialisi dell’IRCCS Maugeri di Pavia, diretta dal professor Ciro Esposito, e della società produttrice della macchina, la Baxter.

Il viaggio era composto da otto tappe, con una media di circa 400 chilometri al giorno. Sono partito dalla mia abitazione, in provincia di Pavia, il 24 luglio 2019, per fare ritorno il 1° agosto.

Ho attraversato Toscana, Abruzzo, Molise, Puglia e Calabria, per poi raggiungere la splendida Costiera Amalfitana e risalire lungo tutta la costa tirrenica, percorrendo complessivamente circa 4.000 chilometri.

È stato un viaggio di libertà.

Non ho provato particolare fatica né stanchezza. Sono stato motivato e sostenuto durante tutto il percorso dai miei angeli custodi, o meglio, dai miei caregiver: Lorenzo e Veronica.

A ogni tappa mi veniva recapitato tutto il materiale necessario. Questo tipo di dialisi, infatti, può essere effettuata anche in vacanza. Avviene attraverso un catetere inserito nel peritoneo. Ogni sera, prima di andare a dormire, mi collegavo alla macchina, o meglio, “mi attacco”. Parlo di attaccamento non a caso, perché quello che mi legava a CLARiA era un rapporto vero e proprio.

Successivamente il cycler “lavava” il mio sangue attraverso un sistema di scambio di liquidi nel peritoneo. Tutto avviene automaticamente per circa otto ore. In questo modo potevo dormire tranquillamente tutta la notte e svegliarmi al mattino pronto a ripartire.

Molti mi hanno chiesto perché avessi deciso di affrontare questo viaggio.

Ho sempre risposto che non si trattava di una prova di forza o di resistenza fisica, né di un modo per dimenticare la malattia. Volevo semplicemente dimostrare quanto oggi sia possibile, grazie alle nuove tecnologie, convivere con la dialisi e continuare a vivere pienamente.

Negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti e la dialisi peritoneale è diventata una terapia che permette di mantenere una buona qualità di vita senza rinunciare ai propri progetti. Pensiamo, per esempio, al fatto che oggi la dialisi non deve necessariamente essere eseguita in ospedale.

Con questo viaggio spero di aver trasmesso fiducia e speranza a tutte le persone che vivono la mia stessa condizione, dimostrando che la vita non finisce con la dialisi. Vedo spesso ragazzi scoraggiati, che si abbattono e perdono la speranza. Molte persone non sanno cosa sia realmente la dialisi, come si vive, cosa si prova e, soprattutto, cosa significhi affrontare questo percorso. 

Il 2020 mi libera dalla dialisi.

Dall’11 ottobre di quell’anno vivo con il secondo rene che mi è stato donato, trapiantato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in pieno lockdown.

Di quella esperienza restano solo cicatrici visibili nella parte inferiore dell’addome, ma non ho alcuna intenzione di nasconderle. Sono segni di coraggio e determinazione. Simboli di vita rinata.

Una seconda possibilità per la quale ringrazio l’Emodialisi dell’IRCCS Maugeri di Pavia, il professor Ciro Esposito, Francesca, responsabile dell’ambulatorio di dialisi peritoneale, e la dottoressa Silvia Brazzo, dietista. Un grazie speciale al Centro Trapianti di Bergamo, diretto dalla dottoressa Eliana Gotti, e alla dottoressa Valentina Portalupi, che mi ha seguito durante la degenza, insieme a tutte le infermiere: persone straordinarie, di grande professionalità e sensibilità, che mi hanno accompagnato nei tanti momenti di cura e che continuano ancora oggi a seguirmi nella mia nuova vita da trapiantato.

Grazie, soprattutto, al mio donatore!

Domenico Gallo

 

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